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David di Donatello a Napoli

  • Immagine del redattore: Davide Gatto
    Davide Gatto
  • 23 mar 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel super premiati film di Cameron “Avatar”, la luna Pandora viveva una condizione assolutamente straordinaria: i Na’vi, popolazione ivi residente, vivevano un rapporto empatico con la natura tutta, un fenomeno dovuto ai forti legami biochimici – paragonabili a sinapsi – che innervano flora e fauna di Pandora, di cui i Na'vi sono partecipi grazie alle appendici neurali situate in fondo alle loro trecce. Allo stesso modo mi pare che il mondo artistico della città di Napoli sia legato alla città stessa e ogni artista che vi opera e che crea qualcosa di significativo, lo faccia in maniera condivisa con il suo territorio, a tal punto che l’opera stessa diventa di Napoli e non l’opera dell’artista stesso.

Quando esplose il mito di Pino Daniele con una Piazza Plebiscito da 200 mila persone, tutta Napoli era la musica di Pino Daniele, era nel ticchetio della pioggia, nei tacchi delle segretarie, nel parlare dei politici del tempo. Nelle sale di registrazione, nelle case dei vari compositori si finisce a cena, ed è un continuo condividere, approvarsi e criticarsi che alla fine sembra esca fuori un lavoro corale, che nasce proprio dal ventre, dalla fucina della produzione artistica, da uomini cordiali che si danno del tu, e che danno sfogo attraverso la loro sensibilità, all’infinita creatività che nasce da questi luoghi.

Milano ti fa saltare in piedi alle 6:40, ti fa andare in ufficio e ti mette in condizione di lavorare meglio, Napoli si presta alla creazione artistica, e la comunità di artisti e tecnici dell’arte che da secoli popola questo grande centro del mediterraneo, è paragonabile ai grandi attori del commercio, i grandi banchieri e i grandi manager che hanno popolato nei secoli la capitale Lombarda.

Scrivo oggi di Napoli perché Napoli si aggiudica i David di Donatello, Con il Suo Ammore e Malavita e con La Gatta Cenerentola, la regione più sfortunata e male amministrata del millennio ha dato prova di straordinaria eccellenza, parola che viene fuori troppo facilmente dai nostri politici che oramai sono una specie in via di estinzione, e che dovrebbe essere in bocca sempre di più a chi affronta il rischio della produzione di un prodotto creativo, prodotto che oramai richiede dei budget anche per la minima progettazione di se stesso.

E’ una Napoli in festa quella del David di Donatello, dopo tante frustrazioni, dopo la morte di Pino Daniele e le tante sconfitte a livello economico e politico, sembrava che la città dovesse marcare il passo per tanti anni; invece ecco qui la sorprendente ed immediata rivincita. Un film dei Manetti Bros che è stato cult prima di uscire, e un film di animazione vendibile in tutto il mondo che si apre alla concorrenza diretta con i giganti della animazione californiana. Si potrà fare meglio, si potrà fare di più, ma un grande segnale c’è stato, la creatività del sistema artistico napoletano non ha nulla da invidiare a nessun altro luogo sulla terra, la produzione artistica, musicale e cinematografica, non si ferma e si prepara a nuove importantissime sfide per il futuro.

Davide Gatto

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